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.....Un Racconto ricevuto - da un marinaio- e pubblicato......

 

JOE DI BAHIA

 

Quella sera  Joe uscì di casa a  cercare conforto dentro la stupidaggine della folla, aveva nostalgia ed era venerdì, quei venerdì pieni di chiacchiere di fine settimana,e lui ci sguazzava dentro come l'aceto dentro la bottiglia.

Joe era una persona complessa,sempre pronto a consigliare alla gente quello che lui non avrebbe mai fatto.

Si ubriacava, e a volte era straordinariamente lucido, a volte diventava violento e manesco, aveva sicuramente preso una strada stretta e buia da dove urlava:"salvami Dio".

Ma forse Dio in quel periodo aveva altro da fare,oppure lo lasciava fare per poi farlo pentire di quello che era diventato, visto che forse era solo Dio a credere in joe.

tutti ormai lo evitavano, e lui si portava dietro il suo cuore brasiliano pieno di squisita samba.

Eppure non era stato sempre così, e in un tempo nemmeno lontanissimo.

Non aveva fatto molto ma quello che aveva fatto era stato incredibile,come quando,per guadagnarsi da vivere,si esibiva  al pubblico per pochi cruzeiros, liberandosi nel vuoto dallo scoglio più alto della costa di bahia, un salto di trentadue metri da dove joe si lanciava come un pellicano a caccia di pesci.

Il suo vero nome era joao, ma per convincere meglio i turisti che arrivavano fino a lì a dargli qualche dollaro in cambio dei suoi tuffi, gli diceva di chiamarsi joe, perchè credeva che quel nome americano li avrebbe fatti sentire più a loro agio,e aveva ragione.

Tutti a bahia si ricordano di quella volta che joe si tuffò in mezzo ad un oceano di pessimo umore,quella volta che un piccolo delfino rischiava di essere spappolato dagli scogli taglienti di Sao Pao, e riuscì a salvare la sua anima e quella del delfino.

Uscì dall'acqua vestito di sangue tra gli applausi della gente,mentre il delfino un po’ più a largo continuava a saltare dalla gioia dello scampato pericolo,e ancora oggi,nel mese di gennaio,quel delfino si fa vedere da quelle parti con la propria famiglia,e per un paio di giorno fa divertire i bambini con giochi e salti, ed anche facendosi accarezzare da i bambini più coraggiosi che entravano in acqua proprio per riuscire in questa impresa,diventando eroi per un po’, proprio come quell'ubriacone di joe.

Che strana la gente,che lo evitava per poi far fare ai propri figli delle cose per emularlo.

Joe sapeva tutto questo,e non gli importava niente,anzi,in quei giorni non andava neanche in spiaggia a raccattare un po’ di fama.

A quel tempo era fatto così, gli dava fastidio se qualcuno gli faceva un complimento,cosa che ormai succedeva di rado, era diventato taciturno,proprio lui che da ragazzo sapeva a memoria tutte le poesie di Vinicio De Morales, e non perdeva occasione per recitarne qualcuna in pubblico,in un dialetto dolcissimo che le faceva "suonare" anche meglio dello stesso poeta,che invece aveva un forte accento di Rio.

Eppure joe non recitava più non cantava più,e da tempo ormai non toccava più il suo violino,che era stato il  fedele amico di tante notti, a Cassao, vicino il mare a fare sognare Canadesi ed Argentini in vacanza.

joe non aveva fatto solo tuffi,salvato delfini e recitato con il suo violino nella vita,era anche un bravo falegname ed aveva costruito migliaia di sedie .Tutta bahia ne aveva in casa almeno una,delle belle sedie robuste e colorate con tinte pastello, che accendevano tutti i colori della stanza dove venivano messe.

La sua bottega era sempre nella stessa strada,ma non si sentiva più il rumore del seghetto e del martello che  sambando accompagnavano ,come strumenti musicali,la bella voce di joe che cantava le poesie di De morales, certe volte cambiando le parole,per farle quadrare meglio con la musica ed il ritmo che lui preferiva,tanto che una volta lo stesso maestro era andato fino alla sua bottega ad ascoltarlo, perchè gli avevano detto che a Bahia c'era un falegname che con il martello aggiustava le poesie difettose scritte da lui.

L'incontro con don Vinicio, così joe lo chiamava,fu per lui un momento di magia,così joe diceva,e alla morte del poeta ,in segno di amicizia joe andò a Rio in bicicletta da Bahia,portandosi appresso una grande sedia costruita proprio per lui e andò a metterla accanto alla tomba si ci sedette sopra e suonò e cantò tutte le poesie del maestro,sia quelle sane che quelle aggiustate dal suo martellino.

Ancora adesso la sedia di joe è là,accanto la tomba di don Vinicio,una grande sedia viola pastello,il colore del lutto.

Eppure la gente sembrava aver dimenticato tutto questo,e lo evitava come la peste,per poi far fare ai propri bambini delle cose per emularlo.

quel venerdì joe non sapeva ancora che la sua vita sarebbe cambiata e se nè andava in giro con il suo cuore brasiliano pieno di samba e buio pesto.

Era stato molto amato dalle donne,donne di tutti i paesi dai capelli rossi e biondi,e neri come le piume dei corvi,e lui le aveva amate tutte una per una,con la stessa gelosia che aveva per i suoi strumenti di lavoro e il suo violino,e non c'è n’è nessuna di loro che non abbia avuto in regalo una poesia un samba o una bella sedia,tutte cose che venivano pitturate di colori pastello, senza distinguerne l'una dall'altra,lui le metteva lì,piazzate nel bel mezzo del cuore o dell'anima di ognuna di esse convinto di aver fatto la cosa buona,e solo una divise un pezzo di vita con lui.

Maria si innamorò più delle altre e gli diede anche un figlio, Joe era felice in quel tempo e quando nacque Zanù, suo figlio,costruì nell'arco di tre notti tremilasettecentoventuno sedie piccole come un pacchetto di sigarillos, le pitturò una ad una di tinte pastello,le attaccò tutte ad una grande rete che si era fatto dare da i suoi amici pescatori,ed attaccò la rete lungo tutti i balconi della piazza di bahia ricoprendola in tutto il suo perimetro,era uno spettacolo bellissimo. Di giorno con la luce del sole,quelle minuscole sedie riflettevano e luccicavano come le stelle e di notte alla luce dei lampioni a gas,sembravano una pioggia colorata sospesa nel cielo e quell'anno i turisti che visitarono bahia,non si sarebbero mai aspettati di vedere una cosa così curiosa e ognuno di loro voleva comprarne qualcuna per portarla nei loro paesi,ma joe non volle venderle perchè quelle piccole sedie colorate erano il regalo di nascita per suo figlio zanù.

Joe a quell'epoca era così,avrebbe potuto guadagnare un sacco di cruzeros vendendole,ma non si fece convincere da nessuna di quelle persone.

Qualche settimana dopo,sbaraccò via tutto, e conservò tutto con cura, in una cassa colore arancio che aveva costruito a bella posta.

tutto il paese rivide lo stesso spettacolo cinque anni dopo,quando tutti non ricordavano quasi più di quelle sedioline colorate attaccate alla rete per pescare,e questa volta la sorpresa fù ancora più grande, perchè joe aveva anche costruito un grande quadrato di legno,e aveva fissato su di esso una rete elastica e robusta, dove tutti i bambini che ci saltavano sopra,avrebbero potuto con dei grandi balzi,acchiapparle.

Era il quinto compleanno di zanù, e quel gioco era il suo regalo.

Ma joe non era solo questo,anche lui bestemmiava il Signore di tanto in tanto,quando le cose non andavano come lui desiderava,e anche se cercava sempre di risolvere tutte le sue questioni pacificamente,qualche volta litigava con le mani,e ogni volta che succedeva, ne soffriva per lungo tempo,e in quei tempi tutte le sue poesie,canzoni e sedie,erano tristi.

Ancore più triste fu per Joe, quando una mattina trovò la casa vuota,senza rumore,senza l'odore del caffè,senza sentire la voce di Zanù che dal piccolo balcone salutava tutta la gente che passava da lì, e senza sentire la voce di Maria che si arrabbiava, perchè Zanù si arrampicava sulla ringhiera del balcone con i suoi piccoli piedi mulatti poggiati sul bordo dei vasi, dove Maria aveva piantato tanti fiori dai colori forti e anche le buone erbe per cucinare.

Se ne era andata via,portandosi dietro il piccolo Zanù, senza una ragione apparente,senza dimenticare di portarsi dietro tutte le cose che Joe le aveva piazzato dentro il cuore.

Joe non capì perchè, e frugò a lungo dentro la sua anima,come quando si cerca qualcosa dentro una vecchia bisaccia piena di morbide confusioni,non trovò quello che stava cercando,e non sapeva cosa stava cercando.

I fiumi del suo cuore brasiliano,diventarono rigagnoli,e quando gli veniva la voglia di cantare,pompava l'acqua dall'anima,per potere riassaporare un pò di felicità,ma aveva per lui lo stesso effetto del lanca perfume, un secondo di ebbrezza.

Il dolore più forte era il ricordo di Zanù,e i suoi piccoli piedi mulatti che ballavano il samba alla stessa velocità del ritmo, che Joe batteva su ogni oggetto che gli capitava sotto le sue enormi mani da falegname. Degli occhi neri di Zanù, che restavano abbagliati dal talento di quello strano papà pagliaccio,che lo faceva ballare, stregato.

Quel venerdì Joe non pensava a Zanù, continuava a camminare,a bere e a camminare vicino il mare che gli dava la forza con il suo odore e il suo rumore di ghiaietto sbattuto sulla lamiera.

Pensava alla gente degli anni belli,quando tutti gli volevano bene,li pensava come morti,ed era la stessa gente che lo evitava,erano tutti lì,ma lui li pensava come si pensano gli amici morti.

Pensava al cielo con le stelle,ed una barca di vetro per navigarlo in mezzo alle galassie,da solo o magari con il suo amico Vinicio,per cantare tutte le poesie gli fossero venute in mente e questa volta non avrebbe aggiustato nessuna parola.

Avrebbe potuto vedere da vicino gli elementi dell'universo e scoprirne di nuovi,questo ed altro pensava Joe, camminando con la sua amica bottiglia che gli suggeriva tutte quelle meraviglie con una sensuale voce di femmina.

Se solo avesse alzato lo sguardo l'avrebbe vista, una bella femmina che camminava accanto a lui e che parlava del futuro da vivere insieme,un futuro pieno di passione e di bellissime cose da condividere, e Joe non voleva rischiare di perdere quella voce, per questo continuava a camminare con lo sguardo piantato sui suoi piedi e con L'orecchio teso ad ascoltare tutte le parole che desiderava farsi dire da quella meravigliosa creatura.

Scivolò malamente verso la spiaggia con il passo dell'ubriaco,e dopo qualche scossone che gli fece sentire il rumore dei suoi denti che battevano seguendo il passo delle gambe rigide,si trovò calmo e seduto sulla sabbia,a sentire il rumore del suo cervello che suonava come uno straccio per lavare in terra,strizzato dalle mani forti di una lavandaia negra e sudata.

Non era preoccupato,erano rumori famigliari e lo facevano sentire in pace con se stesso, perchè Joe attraverso quei rumori di denti, di cervello, di ghiaietto e di femmine che gli parlavano d'amore,sentiva se stesso,ed era contento di essere ancora vivo.

Cercò la bottiglia in mezzo la sabbia,e quella sensazione di calore umido che sentiva sotto le grandi mani gli piaceva,gli faceva ricordare quando era bambino e giocava con la sabbia,e si ricordò di Zanù, di Maria, delle piccole sedie, del suo violino e del piccolo delfino,si ricordò anche di sua padre e di sua madre,trovò la bottiglia,tolse il tappo ne bevve un infinito sorso e comincio a piangere,prima con il cuore e poi con l'anima.

Joe conosceva bene la differenza tra il dolore del cuore e il dolore dell'anima,e li vedeva come due distinti colori,il dolore del cuore era giallo scuro mentre,quello dell'anima era viola chiaro.

Quando cominciò il pianto dell'anima,il singhiozzo si trasformò in ululato e qualche cane randagio, poco lontano,cominciò ad abbaiare,e poi ad ululare insieme a Joe.

Smise di piangere solo quando le tempie e il collo e il petto gli fecero male,riprese fiato e a carponi si avvicinò al bagnasciuga,raccolse un pò d'acqua dal mare con le mani,in ginocchio, si soffiò il naso si lavò la faccia e tutta la testa,ritornò vicino la sua bottiglia femmina ma non bevve,si distese sulla schiena e vide la via lattea,usò tutti i suoi sensi per coperta e si addormentò.

Era un sonno leggero e pesante, come una enorme nave costruita di piume di pulcino giallo,sicura nelle tempeste e leggera come un gas, il mare che attraversava non aveva orizzonte e non c'era acqua sotto la sua chiglia,era un mare di un elemento sconosciuto,e tutti i colori non somigliavano a nessun colore conosciuto, Joe si sentiva ubriachissimo e stava così bene,che lo stesso signore dei cieli lo avrebbe guardato  con invidia buona.

Quella notte joe rivide tutti e non riconobbe nessuno,erano tutti amici figli e amici madri, e la sua vita si trasformava in un'altra esistenza man mano che il grande pulcino giallo lo trasportava senza direzione da qualche parte, lui si sentiva ubriachissimo, era felice in quel profondo sonno e cominciava ad avere paura di svegliarsi,e si concentrò per continuare il suo sogno, uguale a quelle volte che aggiustava le parole delle poesie di Don Vinicio,con lo stesso rispetto e con la stessa arroganza.

La nave esplose,e Joe si trovò seduto sulla schiena di una capra rossa che cominciò a correre belando in uno strano accento che suonava brasiliano, e lui ci stava sopra comodo come fosse stato sul suo letto,non aveva paura di cadere, perche la capra rossa correva su di un fiume,sopra l'acqua,tranquilla e veloce come i razzi dei disegni di fantascenza.

La capra sparì, e Joe continuo la sua corsa dentro un tubo di anelli fosforescenti che lasciavano intravedere le stelle e il nero dell'universo, e dopo un'infinita serie di lunghe curve, salite e discese il tubo sparì, e Joe si trovò sospeso sopra una città, galleggiava nel nero cielo e guardava gli strani palazzi e chiese e case che sembravano costruite con l'oro, e avevano una forma che non aveva mai visto,e non riusciva a capire di quale città si trattasse, non era in Brasile e non era da nessuna altra parte conosciuta, eppure non sentiva nessuna paura,si sentiva come quando saltava da quell'altissimo scoglio tanti anni prima, felice come un pellicano.

Solo per un attimo Joe pensò di aver esagerato con l'alcool,ma quell'attimo fù cacciato come uno starnuto.

Quello starnuto gli scosse l'anima e finalmente si svegliò,o meglio lo svegliarono.

Fù una bambina a trovarlo sulla spiaggia, era inginocchiato su se stesso e quando lo rigirarono si accorsero che era morto.

                                                                                          FINE

                                   ------ JOE -----

 

 

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Ultimo aggiornamento: 17-04-09